Chi siamo
La nostra Missione

Pro Poor People promuove una nuova visione della carità intesa come forma di giustizia sociale e storica, basata sulla verità della storia del continente Africano e dei suoi rapporti con la comunità internazionale; inquadra l’attuale povertà dell’Africa come il frutto del lungo periodo storico di reiterato sfruttamento da parte dei governi e delle multinazionali dei paesi ricchi del mondo, denominato colonialismo, e del suo attuale figlio, il neocolonialismo.

Essa vede l’odierna situazione macroeconomica dell’Africa come il risultato del depauperamento e del defraudamento delle risorse naturali ed umane perpetrato, con la violenza, la guerra di conquista e la schiavitù, dalle élite e dai governi di vari paesi Europei in Africa, in oltre 500 anni di politica colonialista e neocolonialista.
Le disparità e le ingiustizie economiche create dal colonialismo si sono poi sedimentate e consolidate attraverso le logiche a senso unico del mercato finanziario e del perverso sciacallaggio delle leggi macroeconomiche imposte dai governi dei paesi ricchi e dalle loro banche centrali, attraverso il sistema del debito e dei colpi di stato.

Come affermato dall’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, durante la visita di Papa Francesco a Lampedusa: “I popoli migranti sono poveri perché sono stati impoveriti”.
Infatti i paesi Africani, sfruttati malamente per oltre 500 anni, si sono trovati indebitati verso i loro stessi aguzzini, a cui, nel corso dei secoli, si sono aggiunti anche i potenti della Cina e degli Stati Uniti, di modo che questi ultimi possano ancora oggi continuare a sfruttarli tramite l’interesse su un debito creato ad arte, come spiegato nella nostra Vision,  che non potrà mai essere estinto e che relega la quasi totalità degli Africani in condizioni di estrema povertà.

Come affermato dai Premi Nobel della pace, riunitisi per il World Summit of  Nobel Peace laureates, tenutosi a Chicago nel 2012:
 “Bisogna riscrivere la storia e insegnarla diversamente dalla storia come viene insegnata oggi; quella che viene insegnata oggi è la storia dal punto di vista dei guerrafondai, degli schiavisti, degli sfruttatori. Non è una storia dal punto di vista dei pacifisti.”

La Chiesa, proprio per vocazione, deve mettersi per le strade del mondo. E che cosa significa in concreto ciò, per noi credenti. Significa contemplare la vita e la storia dalla prospettiva di Dio, assumere la logica del Signore nel giudicare le vicende della storia, allargare gli orizzonti fino agli estremi confini della Terra, superare la freddezza di un diritto senza carità, di un calcolo senza passione. E’ indispensabile sollevare lo sguardo alla mondialità di certi problemi come quello della fame, dell’ingiustizia di certe impostazioni economiche, dei debiti del terzo mondo. Tutto questo non significa fuga per la tangente dal terreno della concretezza delle situazioni locali, anzi, dà smalto al nostro lavoro che si colloca così in un contesto di liberazione veramente planetaria. A darci conforto basteranno poche righe dell’Evangelium Nuntiandi: “La Chiesa ha il dovere di annunziare la liberazione di milioni di esseri umani. Ha il dovere di aiutare questa liberazione a nascere, di testimoniare per essa, di fare sì che sia totale. E’ impossibile accettare che nell’evangelizzazione si possa o si debba trascurare l’importanza dei problemi che riguardano la giustizia, la liberazione, lo sviluppo, la pace nel mondo. Sarebbe dimenticare la lezione che viene dal Vangelo sull’amore del prossimo sofferente e bisognoso.

— don Tonino Bello, vescovo di Molfetta 1982-1993 di cui è in corso la causa di beatificazione
Valori

Verità: verità sulla storia dell’Africa, verità sul colonialismo e i suoi scempi, verità sulla profonda iniquità del sistema del debito. Verità sul perché molte delle popolazioni dell’Africa versino ancora oggi in condizioni di estrema povertà.

Giustizia: l’esigenza di fare giustizia per i poveri dell’Africa e di assicurare loro un presente e un futuro più equi.

Carità: carità perché soltanto tramite la carità di coloro che, ancora capaci di provare indignazione davanti alle ingiustizie provocate dall’avidità insaziabile di alcuni uomini e, non soggetti al menefreghismo imperante della società dei consumi, vorranno sostenerci, potremo realizzare i nostri progetti solidali per i poveri dell’Africa.

Pace: “La pace è frutto della giustizia ed effetto della carità. La pace non è soltanto dono da ricevere, bensì anche opera da costruire” come affermato dal Papa emerito Benedetto XVI alla giornata della pace 2013. E infatti soltanto tramite dei rapporti economici equi, onesti e solidali fra mondo ricco e mondo povero si possono tagliare le gambe al terrorismo Jihadista e fermare la persecuzione dei cristiani nel mondo.

Manfred Max-Neef, economista Cileno di fama mondiale, noto per il suo modello umano di sviluppo basato sui bisogni umani fondamentali, ha calcolato che con i soldi usati per salvare le banche nella recente crisi economica avremmo potuto avere per 600 anni un mondo senza fame.
Allora alziamoci insieme a difesa dei poveri. Ritroviamo in noi il desiderio di giustizia e di verità. Ritroviamo la capacità di indignarci davanti al male e alla corruzione dilagante.
Speriamo di trovare nella società civile, persone coscienziose, Cristiani o no, che abbiano il coraggio e l’onestà di guardare al mondo nella sua cinica realtà, e che abbiano voglia di porre rimedio a tanto scempio, cercando di riportare maggiore equità fra l’eccessiva ricchezza del Nord del Mondo e la straordinaria povertà del Sud del Mondo, sostenendo i nostri progetti.

Il punto d’attacco in cui s’innerva la teologia del servizio va ben oltre il desiderio di creare con la carità una specie di termostato, che equilibri in qualche modo le distanze tra ricchi e poveri, o se si preferisce tra primi e ultimi. Il problema è più radicale: si tratta di contare sugli ultimi come sul motivo ispiratore dello schema tattico di una strategia di salvezza universale. Si tratta di fare affidamento sugli ultimi, su di loro, pensando che la salvezza del mondo Dio la opera per mezzo dei poveri! Si tratta di accettare che, come Gesù pur essendo Dio non ha disdegnato di farsi uomo e assumere la condizione del servo, così la Chiesa se vuole essere segno, manifestazione del Cristo, deve scegliere la strada dello svuotamento e della povertà. Si tratta in ultima analisi di scegliere la strada battuta dagli ultimi come luogo da dove parte la liberazione operata dal Signore. Gli ultimi quindi non vanno considerati solo come i destinatari delle nostre esuberanze caritative o come i terminali delle nostre effusioni umanitarie, ma soprattutto come i protagonisti della storia di Salvezza, che il Signore vuole ancora oggi realizzare sulla Terra, a vantaggio di tutti.

— don Tonino Bello